Giovannino e la cicciolata: un amore difficile…

Giovannino Guareschi amava la sua terra e i suoi cibi. Tra questi c’era anche la cicciolata: un salume nato per recuperare avanzi di carne altrimenti difficili da conservare, ma trasformato poi dalla sapienza contadina in un’autentica specialità, tipica del parmense.
Con la consueta ironia, nel Corrierino delle famiglie, lo scrittore dedica un intero racconto alla cicciolata.
Un enorme blocco di cicciolata, fortemente desiderato e fatto preparare appositamente per lui, che si rivelerà, però, fonte inaspettata di guai per colpa di una moglie troppo premurosa – a suo modo – e di un eroico gatto (un po’ mascalzone).
Noi vi riportiamo intergalmente il racconto sicuri che vi farà sorridere, e vi farà anche venire un po’ fame; ma questo non è un problema: tra i salumi che proponiamo ai nostri clienti c’è anche la cicciolata!

Corrierino.Famiglie

La vignetta di Guareschi che compare nell’edizione BUR 1986 del “Corrierino delle famiglie”

“Una sera mi venne in mente la cicciolata.
Ecco, dissi: – ho una voglia matta di mangiare cicciolata con polenta.
- Domani avrai la cicciolata e la polenta, – rispose Margherita.
L’indomani io non ebbi né cicciolata né polenta e pregai Margherita di ricordarsi che desideravo mangiare cicciolata con polenta.
Il giorno seguente, durante il desinare e la cena, si parlò ancora di cicciolata e di polenta e questo accadde perché né a desinare né a cena io ebbi la cicciolata e la polenta.
Il giorno dopo, la storia si ripeté e allora Margherita perdette la pazienza:
- cicciolata con polenta, polenta con cicciolata! Sempre cicciolata e polenta. Sempre polenta e cicciolata! -  gridò esasperata. – Non si può continuare tutta la vita a mangiare cicciolata e polenta, bisogna pur cambiare!
Come al solito, il vantaggio dell’iniziativa era passato a Margherita. E Margherita si presentava all’opinione pubblica come la vittima della cicciolata e della polenta.
Impiantare una discussione con un avversario così subdolo non potevo e decisi di passare all’azione.
Il giorno dopo andai dal mio amico Giovanni:
- Vorrei far macellare un maiale, – gli dissi.
- Ci penso io, – rispose. – Ho il maiale che fa per te e l’uomo adatto a lavorartelo. Cosa ti interessa?
Gli dissi che facesse insaccare la carne come meglio credeva:
- L’unica cosa che mi interessa in modo particolare è la cicciolata perché si tratta di una questione di principio. È un mese che in casa chiedo cento grammi di cicciolata e non riesco ad averla. La imporrò a chili! Sacrifica tutto quel che si può sacrificare a favore della cicciolata: è una cicciolata che non ha un semplice significato gastronomico ma che ha anzitutto un significato morale!
Rimanemmo d’accordo su queste basi: Giovanni mi avrebbe fatto macellare e lavorare il maiale trattenendo tutto a casa sua per la stagionatura e limitandosi a mandarmi, appena pronto, il blocco della cicciolata.
Tornai a casa giustamente soddisfatto e non parlai più di cicciolata. Aspettai con serena calma e quando, trascorsi cinque o sei giorni, Giovanni mi telefonò che «aveva trovato quel libro che mi interessava», io corsi a casa sua in macchina.
Giovanni mi mostrò, appesa al soffitto della cucina, la roba già insaccata e voleva spiegarmi per filo e per segno il concetto che egli aveva seguito per la scelta dei tipi d’insaccato adeguati al mio temperamento e alle caratteristiche quantitative e qualitative del mio nucleo familiare. Voleva anche ragguagliarmi sulla roba rimasta sotto sale in attesa di lavorazione, ma io lo interruppi:
- La cicciolata!
Allora mi portò in cantina e mi presentò la cicciolata.
Voi non avete certamente un’idea della esatta consistenza del blocco di cicciolata che si può cavar fuori (puntando tutto il puntabile sulla cicciolata) da un maiale di circa tre quintali.
In verità, prima di vedere quel blocco di cicciolata, non l’avevo neppure io un’idea precisa e v’assicuro che rimasi piacevolmente sorpreso. Le descrizioni non mi seducono: tanto per avere un’idea della faccenda basta pensare a un blocco di granito di centimetri 15 X 50 X 40.
Naturalmente, ai fini di una esatta valutazione, bisognerà tener presente che il blocco di granito è di semplice granito, mentre il blocco di cicciolata è di cicciolata. La quale cicciolata è infinitamente più sostanziosa del granito e, quindi, notevolmente più difficile da digerire.
Agguantai il blocco, lo ficcai nel baule della macchina, e ripartii.
«Arrivato a casa, lasciai la macchina sotto il portico, davanti alla porta di cucina, e attesi con apparente indifferenza l’ora di cena.
Il destino mi favorì: quella sera, invece della, solita minestra, apparve in tavola una fumante polenta, gialla, tonda e grande come la luna d’agosto.
La guardai, ed esclamai allegramente:
- Finalmente! Stasera si mangia polenta con cicciolata fresca!
Margherita mi lanciò uno sguardo quasi bieco:
- Ricominciamo? – disse. – Se volevi la cicciolata dovevi avvertire a tempo!
- Stasera cicciolata con polenta! – esclamai ancora.
Naturalmente io avevo combinato le esattezza cronometrica e, appena pronunciata la parola «polenta», la porta di cucina si spalancò ed entrarono Albertino e la Pasionaria reggendo su un grande tagliere il blocco granitico della cicciolata.
Misi il blocco nel bel centro della tavola: era qualcosa di maestoso, di monumentale e Margherita guardò il blocco con occhi pieni di rispettoso stupore. Quasi di timore.
Mangiammo tutti cicciolata e polenta a crepancia: Margherita non fece commenti. L’avevo schiacciata.
A desinare del giorno seguente, mangiammo naturalmente cicciolata con polenta. E, a cena, polenta con cicciolata.
Non fiatai: e non dissi niente neanche il giorno che seguì il seguente quando, a desinare e a cena trovai che il menù era composto esclusivamente da cicciolata con polenta.
Resistetti validamente per altri quattro giorni. Poi, vedendo ricomparire sulla tavola il blocco della cicciolata, mi scappò detto:
- Però…
Margherita mi fulminò con uno sguardo atomico:
- Eccolo! – gridò. – Quando non c’è la cicciolata, fa la tragedia perché non c’è la cicciolata. Quando c’è la cicciolata fa la tragedia perché c’è la cicciolata. Vuoi spiegarmi cosa pretendi da noi?
Le risposi che non avevo fatto nessuna tragedia né avevo intenzione di farne. Il «però» da me pronunciato era, nelle mie intenzioni, l’inizio di una proposizione che non aveva niente a che vedere con la cicciolata.
- Si può‘ dire «però» davanti alle cascate del Niagara o davanti a una aurora boreale, – conlusi. – Ma davanti alla cicciolata non si può eccepire niente.
‘Margherita si rasserenò e mangiai la cioccolata.
E il giorno dopo, quand’ebbe visto che a desinare e a cena avevo mangiato senza dir parola cicciolata e polenta, si rallegrò:
- Giovannino, tu non puoi immaginare la soddisfazione che io provo vedendo che, finalmente, ho trovato qualcosa che ti piace!
Durante la notte ragionai a lungo fra me e me. Ripensai a quello che era rimasto del blocco granitico della cicciolata, ne valutai la consistenza materiale, valutai le possibilità di assorbimento di Margherita, di Albertino, della Pasionaria, della Giacometta e del gatto e arrivai a questa conclusione:
«Se io domattina parto per Milano e poi rimango a Milano quindici giorni consecutivi, quando torno qui il blocco della cicciolata è finito!».
Difatti partii, mi gingillai a Milano per quindici giorni e poi tornai sicuro di me e pieno di speranza nell’avvenire.
Bighellonai per la ‘casa, controllai il funzionamento dei rubinetti e delle serrature e così, a un bel momento, entrai in dispensa per dare un’occhiata alla situazione delle scorte alimentari.
Il blocco di cicciolata era lì, tale e quale l’avevo lasciato quindici giorni prima.
Rabbrividii per l’orrore.
La Pasionaria entrò in dispensa per tagliarsi un pezzo di formaggio da mangiare a merenda e io  con studiata indifferenza, le domandai:
- Non avete mangiato cicciolata durante la mia assenza?
- No, – rispose la Pasionaria. – Noi ne volevamo mangiare, ma la mamma ha detto che ti piace tanto e bisognava lasciarla per te. Allora non l’abbiamo più toccata. Se a un padre gli piace una cosa i figli devono sacrificarsi mangiandone un’altra.
Dovetti lodarla per il suo spirito di sacrificio.
- Comunque, – aggiunsi, – era bene che voi ne mangiaste. È roba che non dura molto. Adesso, purtroppo, sarà guasta.
- No, – spiegò la Passionaria. – La mamma ha telefonato al signor Giovanni e lui le ha risposto che, siccome fa molto freddo, la cicciolata dura anche più di un mese.
- Bene, – mi rallegrai col cuore pieno di tristezza. – Però adesso, invece di mangiare formaggio a merenda, puoi tagliarti un buon pezzo di cicciolata.
La Pasionaria scosse il capo.
- No, no, – disse. – Quella è roba tua. Magari stasera a cena ne mangeremo una fettina.
A cena io avrei mangiato cicciolata e polenta!
Non era possibile: Dio non l’avrebbe permesso.
Mi rimisi a bighellonare per la casa poi, al momento opportuno, agguantai a volo il gatto e lo buttai dentro lo stanzino della dispensa chiudendo a chiave l’uscio e mettendomi la chiave in tasca.
Tornai per controllare, dopo un’ora, come stessero le cose.
Il gatto non aveva neppur toccato la cicciolata. Lo afferrai per la collottola e lo misi vicino al blocco di cicciolata, ma il disgraziato incominciò a gemere: aveva paura della cicciolata.
Decisi di provocare l’intervento di gatti meno stupidi: aprii il finestrino della stanzetta e posi sul davanzale qualche pezzetto di carne.
Tornai a richiudere la porta e attesi pieno di speranza: la mia casa è considerata dall’opinione pubblica (e giustamente), il punto di ritrovo di tutti i gatti della zona.
Gatti arditi e famelici di tale intraprendenza da non indietreggiare davanti a nessun ostacolo: tanto è vero che, una volta, essendo rimasto aperto il finestrino della dispensa, un gatto aveva tentato di aprire con gli unghioli una scatoletta di latte condensato e quasi era riuscito a bucarne il coperchio.
Diedi un’occhiata in cortile e vidi che i gatti stavano arrivando come se avessero ricevuto – via radio – l’ordine di mobilitazione.
Salii al primo piano, ma poco dopo un putiferio spaventoso mi richiamò al pianterreno dove trovai Margherita che cercava disperatamente la chiave della dispensa.
- L’ho messa io in tasca senza volere, – le dissi consegnandole la chiave.
Disparve e, di lì a poco, mi chiamò. La raggiunsi in dispensa.
- Guarda! – mi disse indicandomi qualcosa sul pavimento.
Non avevo mai visto un gatto così mal ridotto e stentai a riconoscere in quel fremente fagotto di stracci che stava sul pavimento il nostro gatto.
- Guarda, Giovannino! – esclamò Margherita. – Guarda e stupisci! Qualche disgraziato poco fa è entrato in dispensa e, aperto il finestrino, non l’ha richiuso. Una torma di gatti assetati rapina è piombata in dispensa, ma il Giangi qui perché aveva capito il pericolo. Era aspettare la torma dei banditi. Erano dieci contro uno, ma chi può far paura ad un gatto che possiede il preciso senso del dovere? Ha lottato come un leone non indietreggiando di un millimetro: le
ghie degli assalitori straziavano le sue carni, ma il Giangi non ha mollato. Ed ora eccolo lì, lacero,  sanguinante, sfinito ma vittorioso! La cicciolata che piace tanto al suo padrone è salva! Salva e intatta! Salva e incontaminata perché quei briganti non sono riusciti neppure a sfiorarla con un unghia! Guardalo, Giovannino, l’eroe che ha rischiato serenamente la vita per difendere la cicciolata del suo padrone!
Mi chinai per accarezzare la testolina arruffata del gatto eroico e con voce sommessa gli dissi:
- Mascalzone!
Non ho paura a scrivere questo: vengano pure a protestare i rappresentanti della Società Protettrice degli Animali: io ripeterò quel che ho detto allora: «Quel gatto non è un eroe: è un mascalzone».
La Società Protettrice degli Animali, se avesse un minimo di coscienza, proteggerebbe non il gatto ma me! Perché, il gatto, quella sera, non mangiò polenta e cicciolata.
Quella sera, la cicciolata con polenta la mangiai io. Io solo, perché gli altri si rifiutarono di mangiare quella cicciolata che sapevano mi piaceva tanto. Si sacrificarono per me!
E io mangiai cicciolata quella sera, e anche l’indomani e il posdomani. Io ripresi a mangiare cicciolata e la sto mangiando ancora e dèbbo tacere per non permettere a Margherita d’accusarmi di calpestare con piede ingrato il sacrificio di una moglie, di due figli e di un gatto.
L’eroe sono io!
Eroe mille volte più del gatto. Eroe mille volte più vittorioso del gatto perché il blocco della cicciolata è stato smantellato, frantumato, e stasera a cena, lo distruggerò completamente.
Ne sono sicuro: ho gettato l’anima oltre l’ostacolo e solo Dio potrà fermarmi: gli uomini e le cose mai!”

Giovannino Guareschi, La cicciolata, Corrierino delle famiglie, 1954

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