Don Camillo e la censura: le differenze tra i film in italiano e in francese

Esiste un Don Camillo sconosciuto anche ai molti spettatori italiani che riguardano con gusto i film dedicati al Mondo Piccolo di Guareschi ogni volta che la tv li propone, e che conoscono a memoria le scene e le battute.
Ci sono, infatti, interi dialoghi e intere scene mai viste in Italia, ma ben note, invece, al pubblico francese.
Come sapete, i primi due dei cinque film con protagonisti Fernandel e Gino Cervi, furono una coproduzione italo-francese.

La contrapposizione tra il parroco e il sindaco comunista che sta al centro sia dei racconti di Guareschi era un tema assai attuale nell’immediato dopoguerra, in un mondo diviso in due blocchi politici e ideologici ad est e ad ovest dell’Europa. Anche a questo si deve l’immediata fortuna sia dei libri sia dei film in Italia come in molti altri Paesi.
In Italia, però, il clima politico era particolarmente acceso e parlare di democristiani e comunisti, mettendo in scena un sindaco, un prete e… Dio in persona era una questione molto delicata, tanto che la produzione dei film attirò fin dall’inizio delle riprese nel 1951, le attenzioni del mondo politico e della Chiesa cattolica e fu sottoposta a varie forme di censura ed anche di… autocensura.

Si legge, infatti, nel libro del giornalista Fulvio Fulvi “Il vero volto di Don Camillo. Vita & storia di Fernandel”, che quando l’attore francese fu scelto dal regista Julien Duvivier per la parte di don Camillo, i produttori del film, Amato e Rizzoli, si chiesero se il Vaticano avrebbe accettato che un prete fosse interpretato da una faccia come la sua, così fortemente caratterizzata: essi pensavano che avrebbero preferito un viso più mite, da “pretino”.
Questa difficoltà a far passare la scelta di Fernandel nel ruolo del parroco al Vaticano la dice lunga sull’influenza ecclesiastica nella cultura italiana del periodo, resa estremamente incombente ed efficace anche dal connubio con il partito democristiano nella persona di Giulio Andreotti che proprio in quegli anni, fra il 1947 e il 1953, era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con ampie deleghe allo spettacolo.
Nel documentario-intervista del 2014 “Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino” di Tatti Sanguinetti, lo stesso senatore racconta dei tagli imposti a molti film del periodo, inclusi quelli di Don Camillo.

Queste pressioni sollevarono, ovviamente, anche le proteste di Giovannino Guareschi, che ebbe un rapporto assai conflittuale e tormentato con i film tratti dai suoi libri. Pur collaborando alle sceneggiature, essendo presente sul set e, addirittura, carezzando inizialmente l’idea di interpretare di persona Peppone, restano tracce in numerosi documenti (conservati nel museo-archivio delle Roncole e pubblicati nel 2015 sul quotidiano Libero), di infinite discussioni con sceneggiatori, registi e produttori, che riscrissero e rimontarono molte scene contro il volere dell’autore.

Anche a seguito di questi contrasti, alla fine vennero realizzate due versioni dei due film: una per il mercato italiano e una per quello francese.
E quella francese, meno limitata da censure ed autocensure, risulta essere più fedele al vero spirito critico e combattivo dei personaggi di Guareschi.
Un interessante documentario, realizzato da Andrea Ciaffaroni nel 2012, evidenzia le principali differenze tra le versioni francese e italiana dei primi due film Don Camillo (1952) e Il ritorno di don Camillo (1953).

In generale, i film francesi presentano scene che non compaiono nel montaggio italiano e il sindaco e il prete vengono descritti con tratti comici più marcati e più inclini alla rissa e alla polemica. Non manca una maggiore dose di drammaticità e realismo in alcune scene, che risultano, invece, più “addolcite” nella versione italiana.
Ad esempio, quando Don Camillo e Peppone mungono le mucche nella stalla occupata, oltre a tirare il latte, i due nemici-amici fanno anche nascere un vitellino. La sequenza finale del tentato suicidio di Gina e Mariolino è più lunga e drammatica: due innamorati sono mostrati in modo più dettagliato mentre s’immergono nel fiume. La scena dove Don Camillo si picchia con i comunisti, venuti dalla città per lo sciopero, è più lunga. Il calcio che Don Camillo dà a Peppone dopo la confessione, nella versione italiana si intuisce appena, mentre in quella francese si vede chiaramente. Il funerale della signora Cristina è più lungo e accuratamente filmato. Oltre che con il Crocifisso, c’è un breve dialogo anche fra Don Camillo e la statua della Madonna.

Insomma, anche a più di sessant’anni dalla prima uscita, i film di Don Camillo non hanno ancora finito di svelarci i loro segreti e di raccontarci molto della nostra società presente e passata!

Per saperne di più, ecco il link al documentario: https://www.youtube.com/watch?v=J52xdXAgKzE

Buona visione!

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